31 gennaio 2008
News
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In Africa gli animali hanno un ruolo primario nei miti, nelle leggende, nei racconti, nei proverbi e negli indovinelli che perpetuano l'arte della parola. Le loro rappresentazioni plastiche, frequenti nella scultura, sono la faccia visibile di un simbolismo potente e complesso che è insito nelle cerimonie d'iniziazione, nei rituali propiziatori, nelle pratiche terapeutiche, negli atti di divinazione e stregoneria. Il Museo Dapper propone, attraverso circa 140 opere, maschere, statuette, oggetti ornamentali provenienti dai grandi musei europei e da collezioni private, una lettura delle forme, codici, simboli e metafore sulla presenza anumale nelle arti dell'Africa subsahariana.
17 gennaio 2008
NEWS
Costa d'avorio: via i lavoratori-bambini dalle piantagioni di cacao
| Entro luglio nessun bambino ivoriano lavorerà nelle piantagioni di caffè e cacao: è l'impegno preso dal governo della Costa d'Avorio. A premere su tale decisione gli Stati Uniti, preoccupati del boicottaggio del cioccolato, proprio a causa del lavoro minorile. |
| II bambini lavoratori nelle piantagioni dell'Africa occidentale sarebbero circa 280mila, e si sarebbero registrati casi di compravendita di manodopera. I bambini, inoltre, sarebbero utilizzati per lavori logoranti e pericolosi, come il trattamento delle piante coi pesticidi. La Costa d'Avorio è il maggior esportatore al mondo di cacao (43%). Un commercio che rappresenta da solo il 20% del Prodotto interno lordo nazionale e, con il caffé, il 40% delle esportazioni. Gli Stati Uniti sono il più grande importatore da questa regione. Ma da qualche anno crescono gli inviti al boicottaggio di questo prodotto, a causa dell'utilizzo di minori nelle coltivazioni. Per evitare un crollo delle esportazioni, che si tradurrebbe irrimediabilmente in una grave crisi economica, il governo ivoriano ha dichiarato la propria intenzione di sradicare il lavoro minorile nelle piantagioni di cacao e caffè ed ha annunciato che ha in programma di costruire una ventina di scuole nelle vicinanze delle maggiori piantagioni del paese. |
Cinema
Un olivo d'oro al cinema algerino - Si è chiuso il 13 gennaio a Sètif, in Algeria, il Festival du film amazigh, appuntamento annuale dedicato al cinema berbero. Vincitore dell'ottava edizione del festival è stato il marocchino Yassine Fennane per il film Squelette, che è stato insignito dell'Olivier d'Or. Il film racconta la storia di Hocine, un uomo che ritorna dalla città al suo villaggio natale con l'intenzione di donare il suo corpo alla scienza.
Un altro importante riconoscimento è stato il Premio per la migliore interpretazione maschile, attribuito a Salem Ait Ali Belkacem per il film Arezki, l'indigène di Djamel Bendeddouche (Algeria), un film che ricostruisce l'epopea del bandito gentiluomo che alla fine dell'Ottocento si oppose in Algeria all'amministrazione coloniale francese.
Arriva "Cous-cous" - Dall'11 gennaio, in 30 copie di cui almeno tre in versione originale, arriva nelle sale italiane l'atteso La Graine et le mulet di Abdellatif Kechiche, più prosaicamente ribattezzato Cous cous dai distributori italiani (Lucky Red). Arriva quattro mesi dopo le ovazioni tributatigli da pubblico e critica durante la Mostra di Venezia dove il film ha vinto il Gran Premio della Giuria ex-aequo, il Premio Marcello Mastroianni a Hafsia Herzi come Miglior attore rivelazione e il Premio Fipresci. Siamo a Sète, cittadina portuale vicino Marsiglia. Slimane viene fatto fuori dal cantiere navale per cui lavora da una vita. Ha un matrimonio fallito alle spalle, anche se passa a trovare ogni giorno l'ex-moglie e i numerosi figli, tutti alle prese con lavori precari e sottopagati. Neanche il calore di Latifa, che ha una pensione sul porto, e della figlia adolescente Rym, che lo ama come fosse il padre, riesce a cancellare il senso di inutilità che si porta dentro. Finché un giorno, mentre con una pala meccanica sta per distruggere una nave, gli si accende una piccola luce. Quando va alla banca per chiedere un prestito, accompagnato da Rym, nessuno sembra disposto ad aiutarlo: chi investirebbe 45 mila euro in un progetto di trasformazione di un relitto di nave in ristorante tunisino, presentato da un vecchio operaio in pensione, per giunta senza garanzie?
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