Algeria - I Tassili algerini e il Tin Rehroh
15 Giorni
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E dall’intensa attività geologica del Terziario (tra i 70 e i 25 milioni di anni) che ha origine il paesaggio tipico del Sahara algerino e libico: un sistema vulcanico con epicentro nell’attuale massiccio dell’Hoggar fa spaccare lo zoccolo granitico precambriano e solleva i sovrastanti strati di arenaria sino a formare un insieme di montagne (l’Hoggar, 2.900 m.) ed altopiani concentrici, i cosiddetti tassili, che attualmente si trovano nei pressi delle principali oasi dell’Algeria (Tamanrasset e Djanet) e della Libia (Ghat).
Al contrario dei Tassili n’Ajjer (attorno a Djanet), dell’Akakus libico e dei Tassili a nord e ad est dell’Hoggar, gli altopiani meridionali dell’Algeria – posti tra il 19° e il 21 parallelo Nord e tra il 4° e il 6° grado di longitudine est vicino i confini con il Niger e il Mali - sono stati poco esplorati. Una buona parte di questa zona che prende vari nomi ( Tin Rehroh, Tin Missao, Tin Tabarrakat, Ouan Amarakan, etc.) resta sconosciuta. La lontananza dai centri abitati, la presenza di rari pozzi d’acqua ha fatto sì che l’intera area sia stata progressivamente abbandonata anche dai nomadi che fino a pochi decenni addietro si spingevano fin qui con le loro greggi di capre e cammelli dalla zona di Tamanrasset e dal vicino Niger.
Ciononostante, soprattutto i Tassili Tin Rehorh offrono straordinari motivi di interesse sia dal punto paesaggistico che archeologico oltre ad essere rimasti una delle ultime aree del Sahara salve dall’invasione dei turisti. Qui il tabulato originario di arenaria (circa 800 metri di altitudine media) è stato trasformato dall’erosione in un labirinto di piccoli massicci rocciosi modellati dall’acqua e dal vento e intervallati da distese di sabbia. L’area in cui si trova il Tin Rehroh fu densamente abitata nella preistoria grazie alla presenza di vasti bacini fluviali e corsi di fiumi oggi scomparsi. L’insediamento umano è stato intenso e continuo e si è concentrato in due periodi ben distinti corrispondenti alla massima estensione dei laghi del Quaternario e separati da una fase arida: il primo nel Paleolitico antico e il secondo nel Neolitico.
Le testimonianze archeologiche rivelano alcune interessanti particolarità rispetto al resto della civiltà sahariana tanto che gli studiosi hanno definito quest’area, posta all’incrocio tra molteplici influenze culturali, come “l’anello mancante nelle ricerche sulla preistoria sahariana.
Il pregio di questo viaggio, un itinerario da amanti nel deserto, è che ci si muove in un terreno parzialmente ancora vergine dal punto di vista delle scoperte archeologiche, dunque affascinante per le continue sorprese che riserva. E’ un viaggio per chi ha il gusto dell’esplorazione e della scoperta.
Il viaggio
E’ una traversata sahariana da Tamanrasset (capitale dell’Hoggar e crocevia di piste) fino a Djanet, la “perla del Tassili”, posta a circa 60 km. dal confine tra Algeria e Libia. Si spinge a sud fino a poche decine di km dal confine con il Niger, attraversando una delle zone più suggestive del Sahara algerino. E’ un viaggio che permette di scoprire la varietà del deserto, dagli straordinari paesaggi di roccia modellati dall’erosione fino ai grandi erg, con un salto indietro nel tempo fino alla preistoria, alla scoperta delle tracce della presenza dell’uomo che affiorano dalle sabbie del deserto: antichi insediamenti, necropoli, luoghi di culto, arte rupestre.
Si raggiunge Algeri con volo di linea e da qui Tamanrasset, punto di partenza della spedizione. Tamanrasset, oggi capoluogo di wilaya (distretto amministrativo) all’inizio del secolo scorso, quando père De Foucauld la scelse come sede della sua missione tra i Tuareg, era un minuscolo villaggio di capanne alle porte del deserto. Oggi Tam è una città che conta quasi 80 mila abitanti, in continua espansione, crocevia delle piste e dei commerci che giungono qui dal Niger e dal Mali, mèta degli emigranti provenienti dal Sahel e vero melting-pot di popoli da quando varie e diverse etnie si sono mescolate ai Tuareg, originari abitanti di questa zona. Si visita la vivace cittadina, il souk e il piccolo museo oltre alla prima chiesa e dimora di Père de Foucauld il missionario francese che fu il primo ad avvicinarsi ai Tuareg per studiarne lingua e cultura.
La pista verso il Tin Rehohr, i “tassili lontani”, va verso sud attraversando il bacino del Tin Amzi, uno dei grandi corsi fluviali che durante la preistoria irrigavano questa zona rendendola favorevole all’insediamento dei gruppi umani. L’intero percorso è costellato di paleolaghi, corsi di uadi (antichi fiumi fossili) e sul terreno si scorgono i segni lasciati dagli antichi popoli del Sahara: grandi necropoli con tombe a forma circolare o a mezzaluna, macine, fondi di capanne, pareti istoriate di graffiti che ritraggono l’ambiente preistorico raccontando la storia dell’evoluzione climatica del Sahara, le grandi mandrie di bovini o le varie specie della fauna selvaggia, ripari sotto roccia dove abbonano i resti di ceramica neolitica e le schegge di lavorazione della selce. I paesaggi sono straordinari: archi naturali, castelli e labirinti, città di pietra, pinnacoli, rocce scolpite dall’erosione.
La spedizione raggiunge il punto più a sud: Tamagdelene e la località chiamata dai Tuareg Chet Ahad ovverosia “Le Pleiadi” perché “bella come le stelle”. Qui ci attende uno spettacolo straordinario: una serie di pinnacoli svetta verso il cielo come una sorta di Stonehenge sahariana, ma costruita dalla natura…
Si torna verso nord ma le sorprese non sono finite. Passando per alcuni tra I siti più spettacolari dei Tassili dell’Hoggar si fa tappa a Tihitane, “lo scrigno”, uno dei luoghi più misteriosi del Sahara: qui una trentina di scheletri si affacciano da una marna grigia, dura come il cemento, cosparsa di resti di vita neolitica. Sono quanto rimane di un villaggio preistorico cancellato probabilmente da un catastrofico evento naturale: un’eruzione vulcanica o un alluvione. Tihitane è uno dei tanti misteri del Sahara.
Si lascia progressivamente il deserto di roccia per affrontare le dune, l’erg Kilian e il grande erg d’Admer sulla pista per Djanet. Tra corridoi di dune e difficili passaggi e ampi anfiteatri di sabbia si raggiunge infine l’oasi, la più bella del Sahara.
Djanet è l’agglomerato di tre villaggi abitati in origine da etnie diverse. E’ l’oasi dei sogni, dell’immaginario, una visione da cartolina: l’ampio palmeto, i resti dello ksar (l’antico insediamento fortificato), il vivace mercato, un incrocio di popoli che si mescolano agli abitanti originari, gli orgogliosi Tuareg del Kel Ajjer.
Di qui si riparte in volo per Algeri.
Note
questa versione del viaggio richiede 15 giorni; volendo fare questo itinerario, però, c’è la possibilità di tagliarlo a 11-13 giorni con partenza e rientro a Tamanrasset (eliminando quindi la parte di Djanet, Erg Kilian e D’Admer) e limitandosi alla visita del Tin Rehroh. Anche in questo caso si può aggiungere il pernottamento ad Algeri con visita della città.