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Viaggi
Scheda Sahara
"Il flauto di canna non suona mai altrettanto bene quanto nella solitudine dello spazio, dove nessuno ascolta. Bisogna saper tacere come tace il silenzio per ascoltare la voce dello spazio"
(Amenokhal Moussa ag Amatane, Kel dell’Hoggar)
Un viaggio nel tempo
Nelle immagini scattate dal satellite il Sahara appare come un grande rettangolo bruno. Il deserto più grande del mondo è un alternarsi di sistemi di dune (erg) che in alcuni punti raggiungono i 300 metri di altezza, distese sassose e tavolati rocciosi (tassili), rilievi montuosi e canyon. L’incredibile diversità geomorfologica è dovuta all’erosione dell’acqua, agli sbalzi di temperatura, all’azione del vento e ai grandi cambiamenti climatici avvenuti nel corso dei millenni. Paesaggio Sahara Osservando più da vicino si possono notare massicci vulcanici, incroci di piste e palmeti, vallate incise da fiumi e tracce di laghi oggi scomparsi. Sono i segni evidenti che il Sahara non è stato sempre un deserto: migliaia di anni fa era una specie di paradiso terrestre coperto da laghi, fiumi, foreste e popolato dalla grande fauna selvatica, abitato da vari gruppi umani che si spostavano continuamente alla ricerca delle zone più favorevoli dove abitare. Nel corso dei millenni la storia del Sahara è stata un continuo alternarsi di periodi aridi e periodi umidi, movimenti di popoli, incroci di etnie fino alla definitiva desertificazione iniziata circa 5 mila anni fa.
Reperti del Paleolitico e Neolitico, utensili in pietra e ceramiche che affiorano dalle sabbie del deserto, migliaia di pitture e graffiti tracciati sulle pareti di arenaria testimoniano una massiccia presenza di insediamenti umani. Dalle necropoli preislamiche, enigmatiche costruzioni di pietra, all’arte rupestre, prima forma di religiosità e di "linguaggio", la storia del Sahara è un enigma ancora in gran parte da decifrare.

La presenza dell’uomo
Le prime tracce della presenza dell’uomo in Sahara si trovano all’alba del Quaternario. Sono semplici ciottoli scheggiati, quelli che gli inglesi chiamano choppers e i francesi galets amenagées: si tratta del primo strumento in assoluto creato dall’uomo, associato a uno dei nostri primissimi antenati, l’homo habilis. Presenza dell'uomo I choppers sono manufatti rozzi e primitivi che spesso si fa fatica a riconoscere dalle pietre grezze o lavorate dagli agenti naturali, ma sono la prova che già attorno ai 2 milioni di anni fa in Sahara erano presenti gruppi umani dediti alla raccolta dei frutti spontanei e alla caccia della grande fauna: i primi sahariani si muovevano all’interno di un ambiente di foresta equatoriale, ben lontano dal paesaggio che oggi ci offre il deserto. Ci vorrà un salto di oltre un milione di anni perché l’uomo riesca a creare il primo vero strumento tecnico della storia: il bifacciale, una grossa punta lavorata su entrambe le facce, il primo vero manufatto "industriale" perché costruito "in serie" e sulla base di un preciso modello mentale. Il passaggio successivo è l’invenzione di arco e freccia: con l’industria ateriana (40 mila anni fa) nascono le prime punte in pietra da fissare a un’asta attraverso l’apposito peduncolo. Ogni nuovo balzo evolutivo coincide con un miglioramento climatico, nell’alternanza arido-umido che caratterizza tutta la storia del Sahara… Macina neolitica Bisogna arrivare all’epoca neolitica per assistere all’ultimo e definitivo salto culturale: la nascita della domesticazione animale, i primi tentativi di coltivazione delle piante, l’invenzione della ceramica che permetterà di cuocere e conservare i cibi, l’organizzazione dei gruppi umani in comunità di villaggio, la nascita delle gerarchie, il progredire del sentimento religioso.

Il Sahara, un’ immensa galleria d’arte
Lo studio dell’arte rupestre sahariana è iniziato poco più di un secolo fa. Dai primi ritrovamenti avvenuti ad opera degli esploratori ottocenteschi è stato un susseguirsi di teorie che ancora oggi sono oggetto di discussione e continua revisione. La tendenza attuale riconosce alcuni grandi periodi dell’arte corrispondenti a fasi stilistiche e coincidenti con alcuni grandi cambiamenti nel sistema economico e nello stile di vita degli antichi popoli del deserto. Pitture rupestri e scritte tifinar Le più antiche testimonianze artistiche risalgono ai 13 mila anni fa: grandi figure di animali, tra i quali spiccano le principali specie della savana. È il periodo cosiddetto bubalico o della fauna selvaggia, giraffe, rinoceronti e bufali sono gli animali-totem graffiti da un popolo di cacciatori-racoglitori che non conoscono ancora l’uso dell’arco e della freccia… Segue una fase misteriosa e controversa, quella delle teste rotonde: figure fluttuanti nell’aria, personaggi divini dalle proporzioni alterate, immagini prodotte da artisti-sciamani e indotte _ secondo i più recenti studi neuropsichiatrici _ dall’assunzione di sostanze stupefacenti. È una nuova etnia, probabilmente di origine negroide, quella che ha lasciato tali visioni fantastiche in una zona circoscritta del Sahara tra l’Akakus libico e il Tassili n’Ajjer, in Algeria. Ma in corrispondenza di un ritorno dell’umidità una nuova fase si sta annunciando ed è una svolta storica, epocale: l’inizio della domesticazione animale, l’arrivo di popoli pastori che tracciano sulle rocce del deserto il loro status-symbol, le mandrie di buoi. È il passaggio ad un’economia di allevamento, probabilmente l’avvento di una nuova civiltà e di nuovo dèi… che preludono in parte quelle che diventeranno le divinità dell’Egitto faraonico. È l’epoca bovidiana o pastorale. Anche il passaggio successivo è puntualmente fotografato dagli artisti sahariani: l’avvento di una etnia diversa, un popolo di guerrieri proveniente da nord: il periodo dei carri e dei cavalli, l’epoca dei misteriosi Garamanti. Le piste carovaniere si spingono fino al centro dell’Africa portando verso la costa merci preziose:oro, avorio, schiavi… Ma la parabola del Sahara umido volge alla fine. La pitture della fase camelina ritraggono un paesaggio che sta cambiando: oasi, palme, dromedari. La presenza umana si fa sempre più rara. È il Sahara dei Tuareg, discendenti dei Berberi, genti provenienti dalla penisola araba, gli attuali abitanti del deserto, discendenti degli antichi Garamanti.

Soli e lune di pietra sulle sabbie del Sahara
Chi viaggia in Sahara viene immediatamente colpito da alcune enigmatiche costruzioni di pietra che sorgono sui fianchi delle colline di sabbia o spiccano nelle grandi pianure del deserto. Tumuli circolari, cerchi concentrici che raggiungono varie decine di metri di diametro, mezzelune, strani cerchi con lunghe antenne. Gli archeologi li chiamano "monumenti libico-berberi" o "tombe preislamiche", per i Tuareg sono adebni, ovvero "tombe", costruite _ dicono _ dagli Issabaten, antichi abitanti dei massicci centrali del Sahara detti anche Djohala ovvero "gente senza dio". Tombe preislamiche Credenze e leggende circondano questi misteriosi antenati degli uomini del deserto e i loro antichissimi cimiteri alcuni dei quali risalgono ad oltre 5 mila anni fa. L’ipotesi che queste tombe a forma di disco solare e crescente lunare potessero essere collegate a culti astrali troverebbe conferma nelle testimonianze storiche (Erodoto) dove si parla degli antichi abitanti del Nord Africa come di genti che "adoravano il sole e la luna". La presenza di allineamenti in prossimità delle necropoli appassiona gli studiosi di archeoastronomia.
Attorno a queste enormi e primitive costruzioni, che spiccano sulle sabbie del deserto come segni indecifrabili di una civiltà lontanissima e ancora sconosciuta, sono sorti leggende e pratiche magiche: come l’antico rito dell'incubazione, che consiste nel dormire sopra un’antica tomba per ottenere sogni con valore di presagi. Ancora oggi le donne Tuareg si recano presso le tombe degli antenati "per averne consiglio".

I Tuareg
I Tuareg vivono nei principali stati del Sahara centrale e meridionale. Suddivisi in varie comunità (kel) sono noti anche come "uomini blu" per l’abitudine d’indossare copricapi intrisi di una sostanza particolare, l’indaco, che lascia sulla pelle una colorazione bluastra. Tuareg è invece il nome che ricevettero dai conquistatori arabi. Significa "gli abbandonati da Dio". Loro si definiscono invece imohagh, "uomini liberi" (dal verbo ioagh, "essere liberi, fare razzie"), oppure kel tamasheq ovvero "la tribù che parla il tamasheq" (la lingua dei tuare), o kel taghelmust, dal nome del velo indossato dagli uomini per coprire testa e volto. Tuareg Sono un popolo originario della regione libica del Fezzan, i discendenti di quei Garamanti che per secoli controllarono le piste carovaniere del Sahara dando del filo da torcere alla penetrazione romana in nord Africa. Oggi i Tuareg sono dispersi tra territori di cinque stati: Algeria, Libia, Niger, Mali e Burkina Faso ma anticamente erano i padroni incontrastati di tutto il Sahara che dominavano attraverso le loro principali confederazioni: il kel dell’Hoggar e il kel degli Ajjer (Algeria), quello dell’Air (Niger) e il kel dell’Arar des Iforas (Mali). Oltre alla lingua e alla scrittura (l’alfabeto tifinar, probabilmente derivato dall’antico Fenicio) sono contraddistinti da una speciale stratificazione sociale che, per la divisione in caste, ricorda una struttura feudale. Originariamente nomadi sono iggi in gran parte sedentarizzati. Da sottolineare l’importante ruolo della donna nella famiglia e nella società: alle origini mitiche della stirpe tuareg c’è una donna, la regina Tin Hinan, "quella delle tende".
Graffito rupestre
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