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Tanzania - Laghi & Parchi Nazionali1° giornoRoma-Addis Abeba-ArushaPartenza da Roma in tarda serata per Arusha via Addis Abeba (possibilità di partenza da altri aeroporti italiani su richiesta). Notte in volo 2° giornoArusha-Parco Lake ManyaraArrivo in tarda mattinata e sosta per il pranzo in un bel lodge nei pressi dell'aeroporto. Attraversato il villaggio di Mto wa Mbu raggiungiamo il Parco Lake Manyara. Il nome in lingua maa indica una specie di euforbia. Da qualsiasi parte si raggiunga il Parco la vista è spettacolare. Vegetazione lussureggiante lungo i corsi d'acqua, baobab ed acacie aggrappati alla parete accidentata del Rift a strapiombo sul lago. Sistemazione in uno splendido lodge, con superba vista sulla scarpata del Rift. 3° giornoParco Lake Manyara - Ngorongoro highlandsAl mattino fotosafari nel Parco. Il Manyara, ricco di sorgenti d'acqua, presenta un ambiente particolarmente lussureggiante. Il parco è popolato da grandi branchi di elefanti, ippopotami, numerosissime colonie di babbuini e da un'incredibile avifauna. In serata ci dirigiamo verso le pendici esterne del Cratere di Ngorongoro. Sistemazione in un'ex piantagione di caffè trasformata in lodge, di grande fascino. 4° giornoI popoli di Lake EyasiAttraversiamo il villaggio di Karatu, noto come "safari junction", dato che costituisce il crocevia obbligatorio delle piste che portano a Ngorongoro e al Manyara, e imbocchiamo una pista di terra rossa che ci condurrà al Lake Eyasi. La regione occupata dal grande bacino lacustre, anch'esso alcalino, è un vero concentrato di etnie. Qui è possibile incontrare le piccole comunità di bushmen Hazdapi, appartenenti allo stesso ceppo degli Hazda-Khoisan dell'Africa australe: circa 1.500 individui, sono gli eredi di un'umanità che non conosce la metallurgia, la ceramica, l'agricoltura e l'allevamento del bestiame. Vivono in piccoli gruppi, spostandosi continuamente alla ricerca dei frutti spontanei della terra e della selvaggina, che cacciano con arco e frecce. Le evidenti similitudini somatiche - capelli a grano di pepe, accentuata rugosità, colorito olivastro - e culturali - organizzazione produttiva, parlata a "click" (insieme di suoni schioccanti emessi assumendo una particolare posizione della lingua contro il palato, ognuno dei quali ha un preciso valore semantico) - con le popolazioni bushmen del Sudafrica hanno portato molti studiosi a ipotizzare l'esistenza di un continuum di tali popolazioni nell'Africa a sud dell'Equatore, che è stato interrotto dalle varie ondate migratorie di popolazioni Bantu - tecnologicamente più forti perché conoscitori dell'arte di forgiare i metalli, dell'allevamento e delle tecniche agricole - che hanno nel corso dei secoli relegato i piccoli uomini del bush in aree marginali. Nei pressi del villaggio di Mang'ola ci si imbatte negli accampamenti degli allevatori Datoga, di ceppo nilotico, somaticamente simili ai Maasai. I Datoga, poligami, vivono in abitazioni di rami intrecciati ricoperti di fango, paglia e sterco, si adornano di monili di rame e perline colorate. Le ragazze praticano sui loro volti e sulla schiena vistose scarificazioni. In serata si fa rientro allo stesso lodge dove abbiamo trascorso la notte precedente. 5° giornoil Cratere di Ngorongoro - Olduvai GorgeProcediamo alla volta del Cratere di Ngorongoro, ecosistema unico, mondo fatato. Ngorongoro è, più che un cratere, una caldera, è cioè quello che resta di un antico cono vulcanico - ormai spento - i cui bordi sono franati circa due milioni e mezzo di anni fa, lasciando spazio all'interno a una depressione di circa 260 chilometri quadrati. La varietà climatico-ambientale è impressionante: le pareti esterne della caldera, piuttosto elevate, catturano le nubi favorendo le precipitazioni e la diffusione di un ambiente umido, dominato da fitte foreste: sul bordo c'è spesso nebbia e fa freddo! Scendendo all'interno il paesaggio cambia rapidamente e si fa nettamente più arido. Il fondo, occupato da savane, ospita in pochissimo spazio un'incredibile concentrazione di fauna: quasi tutte le specie animali tipiche della savana si concentrano qui: gnu, zebre, antilopi, gazzelle, elefanti, leoni, iene, mentre le rive del Lago Magadi, che occupa la porzione occidentale della caldera, sono il regno di ippopotami e uccelli. Ci dirigiamo a Nord-Ovest. Sosta ad Olduvai Gorge, immensa, spettacolare gola scavata dalle acque. Qui, a partire dagli anni '30, i coniugi Leakey hanno condotto varie campagne di scavo, giungendo a importantissimi ritrovamenti: hanno infatti rinvenuto resti di ominidi risalenti a 3 milioni e mezzo di anni fa, ulteriore prova del fatto che la regione della Rift Valley è stata la culla del genere umano. Dopo una visita al piccolo, interessante museo, procediamo alla volta di un bel lodge, al confine tra la Ngorongoro Conservation Area e il Parco Serengeti. 6° e 7° giornoParco SerengetiIl Parco Nazionale del Serengeti, tra le aree protette più famose del pianeta, occupa una vasta area selvaggia di circa 15.000 chilometri quadrati. Il nome "Serengeti" significa "pianure sconfinate" in lingua Maa, ed effettivamente le vaste distese erbose costituiscono l'ambiente dominante del Parco che si estende tra la Ngorongoro Conservation Area a sud-est, il lago Vittoria a ovest e il Maasai Mara Game Reserve a nord, in Kenya, con il quale costituisce un unico ecosistema. Il Serengeti è davvero l'Africa dell'immaginario collettivo. Difficile immaginare la varietà e la concentrazione di fauna presente nel Parco: le vaste pianure erbose, dominate qua e là da enormi massi di granito - i copjie - sono l'habitat ideale per milioni di zebre e gnu, protagonisti di annuali migrazioni alla ricerca di pascoli e acqua. Ad essi si mescolano antilopi, gazzelle, ghepardi, leoni. Le savane punteggiate da acacie ad ombrello sono il regno di giraffe, dikdik, leopardi. I corsi d'acqua ospitano enormi coccodrilli e pigri ippopotami. Ovunque il cielo è popolato da un'infinità di uccelli: ne sono state contate circa 500 specie. Attraverseremo tutto il Parco, trascorreremo una notte al centro e una notte nell'Eastern Corridor, in posizione provolegiata, su di un kopjie. 8° e 9° giornoLago NatronDopo un ultimo fotosafari nel Parco Serengeti, imbocchiamo la difficile pista che insinuandosi tra i rilievi scoscesi della regione di Wasso conduce alle piane del Paese Maasai e al Lake Natron. In fondo, il cono dell'Oldonyo Leng'ai - il vulcano sacro ai Maasai - domina con la sua sagoma perfetta i vulcani vicini, mentre, in lontananza, scintillano le acque alcaline del Lago Natron. Le sue sponde imbiancate di soda costituiscono una zona di riproduzione ideale per migliaia di fenicotteri rosa. Sistemazione al Lake Natron Camp, unica sistemazione disponibile in zona. I più sportivi avranno la possibilità di arrivare, a piedi, in cima all'Oldonyo Leng'ai. Si parte dopo la mezzanotte, per raggiungere la vetta all'alba ed essere al campo per la colazione. Il trekking è decisamente impegnativo, difficile, il terreno è scosceso e il cammino è ostacolato dalla presenza di ceneri vulcaniche che rallentano il passo. Ma un'alba vista dalla sommità del cratere ancora attivo, con la vista che spazia dal bordo - rim - del Rift fino al Kilimanjaro e, a nord, oltre il confine kenyota, ripagheranno della fatica sostenuta. Rientro al campo per un po' di riposo. Visita alle splendide cascate di Engare Sero, dove è possibile fare il bagno, e ad alcuni boma dei Maasai. Le giornate al Natron costituiscono un interessante diversivo all'interno di un itinerario safari. 10° giornoLake Natron-Parco TarangireLasciamo la regione del Natron e l'altopiano dei crateri per raggiungere il superbo Parco Nazionale del Tarangire che copre una superficie di 2660 chilometri quadrati. Durante la stagione secca il fiume, che da il nome alla riserva, rimane l'unico serbatoio permanente d'acqua dolce e diventa quindi il fulcro della vita di una fauna estremamente varia: elefanti, giraffe, bufali, leoni, leopardi, zebre, antilopi, struzzi, gru coronate, ibis sacri, jabirù… Con un po' di fortuna sarà possibile avvistare il gerenuc, l'antilope-giraffa, proprio perché il parco costituisce il limite occidentale del suo habitat. Siamo avvolti da una natura splendida dominata da giganteschi baobab, da tamarindi e dalla kigelia africana, l'"albero delle salsicce". Sistemazione in lodge, con bella vista sul fiume Tarangire. 11° giornoParco Tarangire-Arusha-aeroportoDopo un fotosafari mattutino si riguadagna l'asfalto per partire alla volta di Arusha. Sosta in città per il pranzo e per gli ultimi acquisti, transfer in aeroporto e imbarco sul volo di rientro in Italia via Addis Abeba. 12° giornoItaliaArrivo a Roma di primo mattino (possibilità di proseguimento per altri aeroporti italiani). |
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