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Tanzania
La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili
(William Burroughs)
La Tanzania, con i suoi grandi parchi (tra i maggiori dell’Africa) non offre solo un’immersione totale nella natura selvaggia, ma anche la possibilità di un viaggio antropologico ed etnografico: gli ultimi “cacciatori-raccoglitori”, i bushmen Hadzapi che vivono ancora come nel Paleolitico, e il complesso universo dei Masai con i loro riti d’iniziazione e la vita scandita dai ritmi della natura sono solo alcune delle oltre cento etnie del paese.
Siti di eccezionale interesse archeologico, come le Gole di Olduvai (con i resti dei primi ominidi) fanno della Tanzania una meta interessante anche per gli appassionati della storia dell’umanità. La Tanzania ospita la vetta più alta del continente, il Kilimanjaro. Simbolo stesso dell’Africa, il Monte Kilimanjaro domina la steppa africana con i suoi 5.895 m. La Tanzania ha saputo resistere alla tentazione di un turismo di massa optando per un turismo ecologico con un minimo impatto sull’ambiente in modo da proteggere la natura dai danni irreversibili di una frequentazione incontrollata Parco Nazionale del Tarangire Con una superficie di 2.600 km2, il Tarangire è un vero e proprio paradiso per la fauna e la flora. Le paludi sono un rifugio per circa 550 specie di uccelli. Conta numerosi baobab giganti e alberi-salsiccia. Rappresenta un luogo di rifugio nella stagione secca per la maggior parte della fauna che vive a sud del paese Masai, all’inizio della stagione delle piccole piogge, in ottobre e novembre, le migrazioni degli animali partono da questo fiume. Gnu, zebre, gazzelle di Thompson, bufali e altri erbivori migrano verso est sparpagliandosi su un’area di oltre 20 mila kmq. Poi raggiungono il sud e trascorrono la stagione secca (da luglio a ottobre) attorno al corso del fiume Tarangire fino all’inizio delle piogge successive. Parco Nazionale del Manyara Si entra attraverso una foresta di acacie (con un po’ di fortuna si possono vedere i leoni che si riposano sui rami degli alberi…). Il Parco Manyara, 330 km2, è famoso per la varietà dei suo ambienti oltre che per la ricchezza della fauna. Le rive del lago sono popolate da bufali, vi si possono incontrare giraffe e numerosi elefanti. Più di 400 specie di uccelli vivono qui, tra i quali un’importante colonia di fenicotteri rosa… Il Serengeti Il più celebre dei parchi faunistici del mondo è anche il più vasto: 14. 763 km2 di pianura che costituiscono il prolungamento del Parco Masai Mara in Kenya. In lingua masai Serengeti significa «pianura infinita», un nome davvero meritato… A perdita d’occhio, savane immense intervallate dai kopjies (grossi ammassi di granito). Famoso per il gran numero di ghepardi e leoni, il Serengeti è celebre soprattutto per la migrazione annuale degli erbivori (nel mese di giugno): uno spettacolo eccezionale di migliaia di gnu e zebre che si muovono alla ricerca di pascoli più verdi. La zona protetta dello Ngorongoro L’arrivo al cratere si effettua attraverso la cresta (a 2.300 m. d’altitudine) dalla quale si gode una vista grandiosa sulla caldera, di 20 km di diametro, il secondo più grande cratere del mondo. E’ uno degli spettacoli naturali più impressionanti del mondo. Più di 25 mila animali selvaggi vivono qui. La Ngorongoro conservation Areaè stata inclusa nel patrimonio mondiale dell’Unesco come riserva internazionale della biosfera. Un mosaico di etnie Celebre per le sue meraviglie naturali, la Tanzania ospita inoltre 130 tribù che vivono in perfetta armonia. Con alcune di esse è possibile un incontro ravvicinato che permette un contatto diretto con il loro modo di vivere. I Masai, popolo nobile e fiero. Vestiti di una tunica rossa, lancia in mano, capelli impastati di ocra rossa e spesso intrecciati, i Masai sono parte integrante del paesaggio della Tanzania del Nord. Si incontrano spesso, in compagnia delle mandrie che rappresentano la loro ricchezza, ma anche lungo i percorsi che portano ai safari, all’interno dei loro villaggi o mentre si aggirano per i mercati, oppure lungo la strada. Gli Hazdapi: un popolo unico e stupefacente. La tribù degli Hazdapi vive sulle rive del Lago Eyasi, in una regione isolata della Rift Valley. Questi cacciatori raccoglitori nomadi possiedono solamente archi e frecce e vivono completamente nudi. Si nutrono di piccola selvaggina, frutti e radici. Sono uno degli ultimi popoli di cacciatori-raccoglitori ancora esistenti al mondo: il loro modello di società risale all’età della pietra. La tribù dei Datoga Nei pressi del Lago Eyasi vive la tribù dei Datoga, pastori originari della regione dello Ngorongoro che sono stati cacciati dai Masai verso sud. Le loro mandrie pascolano attorno al lago e hanno molti punti in comune con i Masai anche se sono diventati loro nemici: le loro capanne in fango secco sono protette da un recinto di arbusti spinosi: danzano e cantano alla maniera dei Masai (salti molto alti). Gli uomini vivono con le numerose mogli nella stessa capanna e hanno molti bambini. Le donne usano praticarsi scarificazioni attorno agli occhi. La regione del Lago Natron. Situata sul fondo della valle del Rift, accessibile dopo qualche ora di pista polverosa, ai margini dei circuiti turistici classici, questo paesaggio arido punteggiato da qualche corso d’acqua ormai asciutto ha un’atmosfera magica. Il Lago Natron, gigantesca cavità riempita dalla soda, ospita centinaia di migliaia di fenicotteri rosa che vengono qui per riprodursi in tutta tranquillità. Il vulcano Oldoinyo Lengai (2.800 m.), la montagna di Dioper la tribù Masai, è l’unico vulcano attivo di carbonite del mondo: si erge a nord, nel cuore del paese Masai, nei pressi del Lago Natron. Le Gole di Olduvai: sulle orme dell’uomo. Spesso denominate come culla dell’umanità, le gole di Olduvai sono di enorme interesse per i paleontologi e per tutti coloro che si interessano alla storia dell’evoluzione dell’uomo. Si trovano nell’area protetta dello Ngorongoro, sulla pista che porta verso il Serengeti. Negli anni Cinquanta del secolo scorso, Louis e Mary Leackey, paleontologi di fama mondiale, fecero numerose e importanti scoperte in questo canyon dove lavorarono per decenni. L’anno 1959 ha segnato l’inizio delle ricerche paleoantropologiche più rilevanti nell’Africa Orientale. |
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